LA CORTE D'APPELLO DI ROMA CONFERMA L’ILLEGITTIMITÀ DEL TRASFERIMENTO E LA DEQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE SUBITA DA UNA LAVORATRICE TELECOM ADIBITA ALLE “ULL” E ALLE "CONDIZIONI AGEVOLATE" PRESSO IL DAC

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

La Corte d’Appello di Roma, con sentenza  del 04.11.2019, ha confermato quanto già accertato da Tribunale di Roma in merito all’illegittimità del trasferimento della lavoratrice dipendente di Telecom Italia S.p.A., e fruitrice dei benefici ex L. 104/92 ed all’accertamento della dequalificazione professionale subita dalla medesima presso il settore DAC.

La Corte di Appello ha innanzitutto confermato quanto statuito dal Tribunale di Roma in merito alla illegittimità del trasferimento della lavoratrice da una sede all’altra del Comune di Roma. In particolare, secondo la Corte di appello, la società non aveva adempiuto all’onere di provare la ragione posta alla base del trasferimento della lavoratrice da porre in comparazione con l’interesse, prevalente, della lavoratrice che assiste il disabile a non essere trasferita senza il proprio consenso.

In questa fattispecie la lavoratrice, in possesso del V livello del CCNL Telecomunicazioni, era stata adibita per oltre un anno e mezzo a mansioni - “condizioni agevolate” e “ULL” - che i Giudici della Corte d’Appello hanno confermato essere riconducibili a livelli inferiori, poiché a carattere elementare, da svolgere secondo procedure standardizzate e, come tali, prive di elevata tecnicalità, come invece richiesto dalla declaratoria di V livello.

In riferimento al danno, è stata riconosciuta la risarcibilità della lesione al diritto fondamentale al lavoro, inteso come mezzo di estrinsecazione della personalità di ciascun cittadino e, quindi, la Corte, oltre a confermare l’accertamento del demansionamento, ha confermato anche il danno non patrimoniale liquidato dal giudice di prime cure.

Quanto sopra, evidenzia come la tesi difensiva avanzata dall’Avv. Salvagni in numerosi ricorsi patrocinati dall’omonimo studio, continui ad essere accolta tanto in primo grado, quanto nei successivi gradi di giudizio.