LICENZIAMENTO COLLETTIVO SKY ITALIA S.R.L.: NULLO IL LICENZIAMENTO DEL DIPENDENTE PER MOTIVO ILLECITO DETERMINANTE EX ART. 1345 C.C.. LA SOCIETA’ CONDANNATA A REINTEGRARE IL LAVORATORE

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Il Tribunale di Roma, con ordinanza n. 34233 del 02.04.2019, ha accolto il ricorso promosso da un lavoratore estromesso all’esito della nota procedura di licenziamento collettivo conclusasi nel mese di ottobre 2017 (originariamente di un numero complessivo di 124 esuberi), condannando Sky Italia S.r.l. alla reintegrazione del medesimo nel posto di lavoro, nonché al pagamento di tutte le retribuzioni dal giorno del recesso a quello di effettiva reintegra.

Il Giudice del lavoro ha accolto la tesi difensiva offerta dallo studio legale Salvagni in ordine alla sussistenza, nella specie, di due diverse procedure: quella di licenziamento collettivo per riduzione del personale ex Legge n. 223/1991 (avviata dalla società con comunicazione del 16.05.2017), sulla quale, a far data dall’01.09.2017, si è innestata quella di trasferimento collettivo ex art. 57 del CCNL di settore.

In particolare, il Tribunale, nel respingere le deduzioni datoriali secondo cui il dipendente non sarebbe stato interessato da un provvedimento di trasferimento bensì da una semplice proposta di ricollocazione del medesimo presso la sede di Milano, ha ritenuto sussistente l’intervenuto trasferimento del lavoratore presso detta sede, ciò in ragione del richiamo operato dalla società, nella relativa lettera di licenziamento del 25.09.2017, delle disposizioni di cui all’art. 57 del CCNL applicato il quale, non solo disciplina espressamente le ipotesi di trasferimento (individuale e/o collettivo), ma riconnette al rifiuto, anche tacito, del lavoratore al mutamento di sede la configurazione dei presupposti per il giustificato motivo soggettivo di risoluzione del rapporto di lavoro.

Per quanto sopra, il Giudicante, alla luce della disponibilità manifestata dal dipendente in data 28.09.2017 (in risposta alla suddetta comunicazione) di voler prendere servizio presso la sede di Milano “per la salvaguardia del posto di lavoro”, fatta salva la possibilità della successiva verifica giudiziale della legittimità del trasferimento stante la titolarità, in capo al medesimo, della condizione di cui all’art. 33, co. 5 della Legge n. 104/1992, ha ritenuto il successivo licenziamento del 02.10.2017 “riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’articolo 1345 del codice civile”.

Ed invero, il Giudice, dall’esame della sequenza degli atti sopra descritti, ha individuato nella riserva manifestata dal lavoratore di sottoporre al successivo vaglio giudiziario la legittimità del disposto trasferimento, l’unico motivo che ha determinato la società ad intimare il licenziamento. Segnatamente, secondo l’iter argomentativo seguito dal Tribunale, ciò è emerso inconfutabilmente dall’assenza di qualsivoglia fatto diverso e/o nuovo tale da condurre, nel breve arco temporale intercorrente tra il 28.09.2017 e il 02.10.2017, Sky Italia S.r.l. ad escludere il lavoratore dall’assegnazione presso la sede di Milano includendolo, di conseguenza, nella lista degli esuberi.

Il Giudicante, infatti, in ragione del richiamo operato dalla società, anche nella lettera di licenziamento, all’art. 57 del CCNL di settore, ha rilevato come la medesima abbia interpretato la riserva del dipendente di adire l’autorità giudiziaria come un rifiuto al trasferimento considerando, in tal modo, come unica accettazione effettiva quella incondizionata e, dunque, con rinuncia da parte del lavoratore ai diritti di cui egli è certamente titolare.

La società, dunque, ha illecitamente condizionato il mantenimento del provvedimento di trasferimento del dipendente presso la sede di Milano e, quindi, la sua esclusione dalla procedura di licenziamento a quel punto avviata, alla rinuncia da parte del medesimo “all’esercizio dell’azione giudiziale a tutela dei diritti della persona, in questo caso anche del familiare a cui il ricorrente vuole continuare a prestare assistenza […] con una evidente compressione del diritto costituzionalmente riconosciuto dall’art. 24 co. 1 Cost.”.

Il Tribunale ha, quindi, condannato Sky Italia S.r.l. alla immediata reintegrazione del dipendente in azienda presso la sede di Roma e al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dal giorno del recesso fino al momento in cui la società provvederà a riammettere in servizio il lavoratore.

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TELECOM ITALIA S.P.A.: ILLEGITTIMO IL TRASFERIMENTO ANCHE SE DISPOSTO TRA DUE SEDI SITE NEL MEDESIMO COMUNE. LE MANSIONI DI SITE SPECIALIST SONO DI 2° LIVELLO

Causa patrocinata dallo studio legale Salvagni

Con sentenza del 08.04.2019, Il Tribunale di Roma accoglie il ricorso promosso da un lavoratore e riconosce l’illegittimità del provvedimento di trasferimento presso la sede di Via Assisi in Roma e della relativa assegnazione alle mansioni di site specialist disposta da Telecom Italia S.p.A..

Il Giudice, pertanto, condanna l’azienda a trasferire nuovamente il dipendente nella sede presso cui il medesimo era adibito in precedenza, nonché a reintegrarlo nelle mansioni di 5° livello precedentemente espletate in tale ultima sede, accertando l’illegittimità della dequalificazione subita dal lavoratore per essere stato, dapprima, per circa cinque anni, lasciato inattivo e senza assegnazione di alcuna mansione e, successivamente al maggio 2017, assegnato alle mansioni di portierato – site specialist. Il Tribunale, infine, ha condannato la società a risarcire al lavoratore il danno professionale subito dal medesimo per l’inattività lavorativa e l’adibizione a mansioni inferiori sin dal 2012.

La pronuncia rappresenta un’altra importante decisione del Tribunale di Roma che, resa in ordine all’operazione di re-internalizzazione delle funzioni di portineria (cd. site specialist) nell’ambito del dipartimento Manteinance & Facilities di Telecom Italia S.p.a., riconosce l’illegittimità di tale trasferimento, poiché disposto dall’azienda in violazione dell’art. 2103 c.c..

In particolare, il Tribunale disattende la tesi sostenuta dall’azienda in ordine all’applicabilità dell’art. 25 CCNL Telecomunicazioni e riconosce espressamente la natura di trasferimento del provvedimento datoriale che, nonostante fosse presso il medesimo comune, ha tuttavia interessato due diverse unità produttive, anche perché entrambe dotate della necessaria autonomia.

Ciò premesso, il giudice riconosce la dequalificazione subita dal lavoratore inquadrato nel 5° livello contrattuale, dapprima, presso il settore SOC di Technology ove è stato accertato essere stato lasciato nella pressoché totale inattività lavorativa e, successivamente, a seguito del suddetto trasferimento, è stato invece adibito a mansioni nettamente inferiori, in quanto riferibili al 2° livello del CCNL di settore; infatti – prosegue il Tribunale – la funzione di portierato (site specialist), al contrario di quanto sostiene Telecom Italia S.p.a., implica lo svolgimento di semplici attività d’ordine, prive di margini di autonomia e conformate da un sistema estremamente dettagliato di direttive, non richiedenti particolari capacità di valutazione ed elaborazione né autonomia, attività proprie del 2° livello CCNL Telecomunicazioni.

Pertanto, il Tribunale dichiara l’illegittimità del provvedimento di trasferimento e di assegnazione alle mansioni di site specialist disposto da Telecom Italia S.p.A nei confronti del lavoratore, in quanto l’azienda, anche nell’astratta ipotesi di un’effettiva modifica degli asseti organizzativi, non avrebbe rispettato la nuova formulazione dell’art. 2103 c.c., che ammette la dequalificazione in via unilaterale per un solo livello inferiore e non per tre, come invece accaduto nel caso di specie.

Con questa pronuncia il giudice del lavoro di Roma, accertando che le mansioni di site specialist sono di 2° livello, sposa integralmente la tesi difensiva avanzata dall’Avv. Salvagni in numerosi ricorsi patrocinati dall’omonimo studio, così aprendo la strada ad altrettante vittorie per i lavoratori.

 

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LICENZIAMENTO RITORSIVO E DIFFERENZE RETRIBUTIVE. IL TRIBUNALE DI VELLETRI REINTEGRA LA LAVORATRICE E CONDANNA LA SOCIETÀ A CORRISPONDERLE UNA SOMMA PARI A € 30.000,00 CA.

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Con sentenza del 28 febbraio 2019, n. 360, il Tribunale di Velletri, sezione Lavoro, in accoglimento del ricorso promosso da una lavoratrice nei confronti delle due datrici di lavoro succedutesi nella gestione del medesimo appalto presso cui la stessa era addetta, ha dichiarato l’illegittimità della decurtazione della retribuzione subita dalla ricorrente e ha condannato le società a corrisponderle una somma complessiva pari ad € 20.000,00 ca. a titolo di differenze retributive.

Inoltre, il giudice ha dichiarato la nullità del licenziamento intimato alla lavoratrice, giacché connotato da natura ritorsiva; pertanto ha disposto la reintegrazione della ricorrente nel proprio posto di lavoro e ha condannato l’ultima datrice di lavoro a corrisponderle un’ulteriore somma liquidata in misura pari alle retribuzioni maturate medio tempore, dalla data del licenziamento dell’1.2.2018 e sino all’effettiva reintegra.

Procedendo con ordine, quanto alla prima questione affrontata dalla sentenza in commento e relativa alle somme rivendicate dalla lavoratrice a titolo di differenze retributive, il Tribunale ha accertato che la retribuzione percepita per il periodo ricompreso tra dicembre 2015 e febbraio 2018 era di gran lunga inferiore rispetto a quella stabilita in sede di contrattazione collettiva; pertanto, previo riconoscimento di un trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 c.c. intervenuto tra le società convenute, ha disposto la condanna di queste ultime, in solido tra loro, al pagamento delle differenze retributive spettanti alla lavoratrice in base all’applicazione del CCNL Telecomunicazioni e Multiservizi.

Inoltre, in ordine all’impugnazione del licenziamento intimato alla lavoratrice per presunto giustificato motivo oggettivo, il giudice ha rilevato l’insussistenza dello stesso, riconoscendo, al contrario, la natura ritorsiva connotante il recesso; infatti, all’esito dell’istruttoria testimoniale espletata, ha accertato la vessatorietà delle condotte – poi culminate nell’atto di recesso datoriale – cui la ricorrente era stata sottoposta ad opera della società convenuta dopo che la stessa si era rifiutata di sottoscrivere (l’ennesimo) verbale di conciliazione e rinuncia nei confronti dei precedenti datori di lavoro.

Pertanto, il Tribunale, nell’accogliere integralmente la tesi difensiva sostenuta dallo studio legale Salvagni, ha riconosciuto la nullità del recesso, condannando il datore di lavoro a reintegrare la dipendente e a corrisponderle una somma liquidata in misura pari alle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento dell’1.2.2018 e sino all’effettiva reintegra.

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NULLO IL TRASFERIMENTO DEL DIPENDENTE ADOTTATO DA SKY ITALIA S.R.L.

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 1260 del 02.04.2019, ha accolto il ricorso promosso da un lavoratore nei confronti di Sky Italia S.r.l. qualificando l’oggetto della relativa azione giudiziaria come provvedimento di trasferimento ed accertando l’illegittimità dello stesso.

Il Giudice del lavoro ha affrontato le eccezioni preliminari in ordine alla carenza di interesse ad agire e di cessazione della materia del contendere fondate, a dire della società convenuta, sull’intervenuto licenziamento del lavoratore all’esito della procedura di licenziamento collettivo, nonché sulla mancata accettazione del proposto “mutamento di sede” da parte del medesimo.

Il Giudicante ha rilevato che il lavoratore, pur se destinatario di un provvedimento di licenziamento, non ha perso la qualità di soggetto attivamente legittimato a proporre l’azione giudiziale avendo il medesimo avanzato domanda di annullamento del trasferimento contestualmente alla distinta azione di impugnazione del recesso la quale, ove accolta, avrebbe posto nell’immediato la questione del luogo di lavoro in cui dare attuazione all’ordine di reintegrazione.

Il Tribunale ha, poi, respinto la deduzione della società secondo cui il dipendente non sarebbe stato interessato da un provvedimento di trasferimento bensì da una semplice proposta di ricollocazione del medesimo presso la sede di Milano, mai verificatasi in quanto non accettata.

Sul punto, il Giudicante ha ritenuto sussistente l’intervenuto trasferimento del lavoratore presso detta sede in ragione del richiamo operato dalla società, nella relativa lettera del 25.09.2017, all’art. 57 del CCNL applicato il quale, non solo disciplina espressamente le ipotesi di trasferimento (individuale e/o collettivo), ma riconnette al rifiuto, anche tacito, del lavoratore al mutamento di sede la configurazione dei presupposti per il giustificato motivo soggettivo di risoluzione del rapporto di lavoro.

In virtù di quanto precede, la risposta fornita dal lavoratore di voler prendere servizio presso la sede di Milano “per la salvaguardia del posto di lavoro”, con riserva di agire giudizialmente in quanto titolare della condizione di cui all’art. 33, co. 5 della Legge n. 104/1992, in uno con la conseguente decisione datoriale di licenziare il medesimo in assenza di qualsivoglia revoca del disposto trasferimento, ha condotto il Giudicante a qualificare l’oggetto della relativa azione giudiziaria come provvedimento di trasferimento.

Il magistrato, da ultimo, ha accertato l’illegittimità di tale trasferimento per contrarietà alla previsione di cui all’art. 33, co. 5 della Legge n. 104/1992 non avendo la società fornito, nemmeno in via subordinata, alcuna allegazione in ordine alla conformità del medesimo trasferimento alla predetta disposizione legislativa.

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