ILLEGITTIMO IL TRASFERIMENTO DELLA DIPENDENTE ADOTTATO DA IKEA ITALIA RETAIL S.R.L.: LA LAVORATRICE VINCE IL RICORSO DI URGENZA

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 07.06.2019, ha accolto il ricorso di urgenza ex art. 700 c.p.c. promosso da una lavoratrice nei confronti di Ikea Italia Retail S.r.l. dichiarando l’illegittimità del trasferimento della ricorrente presso la sede di Pisa ed ordinandone la riammissione nella sede di lavoro dello store Ikea di Roma Anagnina con mansioni proprie del livello inquadramentale dalla medesima posseduto (2° livello del CCNL di settore).

La società aveva giustificato il trasferimento della lavoratrice sulla base:

di una riorganizzazione degli stores romani di Porta di Roma e di Anagnina determinata dalla realizzazione, presso dette sedi, del cosiddetto progetto “Innovation for Growth”, dalla conseguente riduzione della “nuova” figura dei Team Leaders rispetto ai vecchi Capo Reparto (Responsible).

Il Giudice del lavoro ha rilevato come la società non avesse fornito alcuna prova in ordine all’esistenza di un parametro oggettivo che avesse governato la scelta “tra i 48 dipendenti concorrenti ai 29 posti residuati di Team Leader” e, dunque, idoneo a consentire di ricondurre il trasferimento della ricorrente ad esigenze organizzative proprie della datrice di lavoro.

In particolare, il Tribunale ha ritenuto non provata la deduzione della società secondo cui la figura del Team Leader necessaria alla nuova organizzazione dovesse possedere competenze professionali diverse da quelle del vecchio Capo Reparto (Responsible) non avendo, il datore di lavoro, prodotto in giudizio alcuna descrizione del ruolo  della “nuova” figura professionale (job description). Ciò non ha quindi consentito la necessaria comparazione tra le mansioni di Team Leader e quelle sino ad allora espletate dalla ricorrente in qualità di Capo Reparto (Responsible).

Il Giudice ha inoltre rilevato come la società non avesse dimostrato i criteri valutativi adottati in sede di selezione, le ragioni del mancato superamento della stessa da parte della ricorrente, quanti e quali fossero i partecipanti e con quali risultati. Ciò ha determinato la conseguente arbitrarietà “del trattamento differente” riservato all’istante “rispetto a coloro che hanno, secondo Ikea, superato le prove”.

Il Tribunale ha poi ritenuto sussistenti i rilievi forniti dallo Studio Salvagni in ordine al pregiudizio alla salute patito dalla ricorrente, oltre che alle condizioni familiari ed economiche derivanti alla medesima in ipotesi di operato trasferimento ad oltre 350 chilometri dal proprio luogo di residenza.

Il Giudice del lavoro ha, quindi, condannato Ikea Italia Reatail S.r.l. alla riammissione della dipendente, con mansioni proprie del livello dalla medesima posseduto, presso lo store di Roma Anagnina.

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LICENZIAMENTO COLLETTIVO SKY ITALIA S.R.L.: NULLO IL LICENZIAMENTO DEL DIPENDENTE PER MOTIVO ILLECITO DETERMINANTE EX ART. 1345 C.C.. LA SOCIETA’ CONDANNATA A REINTEGRARE IL LAVORATORE

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Il Tribunale di Roma, con ordinanza n. 34233 del 02.04.2019, ha accolto il ricorso promosso da un lavoratore estromesso all’esito della nota procedura di licenziamento collettivo conclusasi nel mese di ottobre 2017 (originariamente di un numero complessivo di 124 esuberi), condannando Sky Italia S.r.l. alla reintegrazione del medesimo nel posto di lavoro, nonché al pagamento di tutte le retribuzioni dal giorno del recesso a quello di effettiva reintegra.

Il Giudice del lavoro ha accolto la tesi difensiva offerta dallo studio legale Salvagni in ordine alla sussistenza, nella specie, di due diverse procedure: quella di licenziamento collettivo per riduzione del personale ex Legge n. 223/1991 (avviata dalla società con comunicazione del 16.05.2017), sulla quale, a far data dall’01.09.2017, si è innestata quella di trasferimento collettivo ex art. 57 del CCNL di settore.

In particolare, il Tribunale, nel respingere le deduzioni datoriali secondo cui il dipendente non sarebbe stato interessato da un provvedimento di trasferimento bensì da una semplice proposta di ricollocazione del medesimo presso la sede di Milano, ha ritenuto sussistente l’intervenuto trasferimento del lavoratore presso detta sede, ciò in ragione del richiamo operato dalla società, nella relativa lettera di licenziamento del 25.09.2017, delle disposizioni di cui all’art. 57 del CCNL applicato il quale, non solo disciplina espressamente le ipotesi di trasferimento (individuale e/o collettivo), ma riconnette al rifiuto, anche tacito, del lavoratore al mutamento di sede la configurazione dei presupposti per il giustificato motivo soggettivo di risoluzione del rapporto di lavoro.

Per quanto sopra, il Giudicante, alla luce della disponibilità manifestata dal dipendente in data 28.09.2017 (in risposta alla suddetta comunicazione) di voler prendere servizio presso la sede di Milano “per la salvaguardia del posto di lavoro”, fatta salva la possibilità della successiva verifica giudiziale della legittimità del trasferimento stante la titolarità, in capo al medesimo, della condizione di cui all’art. 33, co. 5 della Legge n. 104/1992, ha ritenuto il successivo licenziamento del 02.10.2017 “riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’articolo 1345 del codice civile”.

Ed invero, il Giudice, dall’esame della sequenza degli atti sopra descritti, ha individuato nella riserva manifestata dal lavoratore di sottoporre al successivo vaglio giudiziario la legittimità del disposto trasferimento, l’unico motivo che ha determinato la società ad intimare il licenziamento. Segnatamente, secondo l’iter argomentativo seguito dal Tribunale, ciò è emerso inconfutabilmente dall’assenza di qualsivoglia fatto diverso e/o nuovo tale da condurre, nel breve arco temporale intercorrente tra il 28.09.2017 e il 02.10.2017, Sky Italia S.r.l. ad escludere il lavoratore dall’assegnazione presso la sede di Milano includendolo, di conseguenza, nella lista degli esuberi.

Il Giudicante, infatti, in ragione del richiamo operato dalla società, anche nella lettera di licenziamento, all’art. 57 del CCNL di settore, ha rilevato come la medesima abbia interpretato la riserva del dipendente di adire l’autorità giudiziaria come un rifiuto al trasferimento considerando, in tal modo, come unica accettazione effettiva quella incondizionata e, dunque, con rinuncia da parte del lavoratore ai diritti di cui egli è certamente titolare.

La società, dunque, ha illecitamente condizionato il mantenimento del provvedimento di trasferimento del dipendente presso la sede di Milano e, quindi, la sua esclusione dalla procedura di licenziamento a quel punto avviata, alla rinuncia da parte del medesimo “all’esercizio dell’azione giudiziale a tutela dei diritti della persona, in questo caso anche del familiare a cui il ricorrente vuole continuare a prestare assistenza […] con una evidente compressione del diritto costituzionalmente riconosciuto dall’art. 24 co. 1 Cost.”.

Il Tribunale ha, quindi, condannato Sky Italia S.r.l. alla immediata reintegrazione del dipendente in azienda presso la sede di Roma e al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dal giorno del recesso fino al momento in cui la società provvederà a riammettere in servizio il lavoratore.

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TELECOM ITALIA S.P.A.: ILLEGITTIMO IL TRASFERIMENTO ANCHE SE DISPOSTO TRA DUE SEDI SITE NEL MEDESIMO COMUNE. LE MANSIONI DI SITE SPECIALIST SONO DI 2° LIVELLO

Causa patrocinata dallo studio legale Salvagni

Con sentenza del 08.04.2019, Il Tribunale di Roma accoglie il ricorso promosso da un lavoratore e riconosce l’illegittimità del provvedimento di trasferimento presso la sede di Via Assisi in Roma e della relativa assegnazione alle mansioni di site specialist disposta da Telecom Italia S.p.A..

Il Giudice, pertanto, condanna l’azienda a trasferire nuovamente il dipendente nella sede presso cui il medesimo era adibito in precedenza, nonché a reintegrarlo nelle mansioni di 5° livello precedentemente espletate in tale ultima sede, accertando l’illegittimità della dequalificazione subita dal lavoratore per essere stato, dapprima, per circa cinque anni, lasciato inattivo e senza assegnazione di alcuna mansione e, successivamente al maggio 2017, assegnato alle mansioni di portierato – site specialist. Il Tribunale, infine, ha condannato la società a risarcire al lavoratore il danno professionale subito dal medesimo per l’inattività lavorativa e l’adibizione a mansioni inferiori sin dal 2012.

La pronuncia rappresenta un’altra importante decisione del Tribunale di Roma che, resa in ordine all’operazione di re-internalizzazione delle funzioni di portineria (cd. site specialist) nell’ambito del dipartimento Manteinance & Facilities di Telecom Italia S.p.a., riconosce l’illegittimità di tale trasferimento, poiché disposto dall’azienda in violazione dell’art. 2103 c.c..

In particolare, il Tribunale disattende la tesi sostenuta dall’azienda in ordine all’applicabilità dell’art. 25 CCNL Telecomunicazioni e riconosce espressamente la natura di trasferimento del provvedimento datoriale che, nonostante fosse presso il medesimo comune, ha tuttavia interessato due diverse unità produttive, anche perché entrambe dotate della necessaria autonomia.

Ciò premesso, il giudice riconosce la dequalificazione subita dal lavoratore inquadrato nel 5° livello contrattuale, dapprima, presso il settore SOC di Technology ove è stato accertato essere stato lasciato nella pressoché totale inattività lavorativa e, successivamente, a seguito del suddetto trasferimento, è stato invece adibito a mansioni nettamente inferiori, in quanto riferibili al 2° livello del CCNL di settore; infatti – prosegue il Tribunale – la funzione di portierato (site specialist), al contrario di quanto sostiene Telecom Italia S.p.a., implica lo svolgimento di semplici attività d’ordine, prive di margini di autonomia e conformate da un sistema estremamente dettagliato di direttive, non richiedenti particolari capacità di valutazione ed elaborazione né autonomia, attività proprie del 2° livello CCNL Telecomunicazioni.

Pertanto, il Tribunale dichiara l’illegittimità del provvedimento di trasferimento e di assegnazione alle mansioni di site specialist disposto da Telecom Italia S.p.A nei confronti del lavoratore, in quanto l’azienda, anche nell’astratta ipotesi di un’effettiva modifica degli asseti organizzativi, non avrebbe rispettato la nuova formulazione dell’art. 2103 c.c., che ammette la dequalificazione in via unilaterale per un solo livello inferiore e non per tre, come invece accaduto nel caso di specie.

Con questa pronuncia il giudice del lavoro di Roma, accertando che le mansioni di site specialist sono di 2° livello, sposa integralmente la tesi difensiva avanzata dall’Avv. Salvagni in numerosi ricorsi patrocinati dall’omonimo studio, così aprendo la strada ad altrettante vittorie per i lavoratori.

 

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LICENZIAMENTO RITORSIVO E DIFFERENZE RETRIBUTIVE. IL TRIBUNALE DI VELLETRI REINTEGRA LA LAVORATRICE E CONDANNA LA SOCIETÀ A CORRISPONDERLE UNA SOMMA PARI A € 30.000,00 CA.

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Con sentenza del 28 febbraio 2019, n. 360, il Tribunale di Velletri, sezione Lavoro, in accoglimento del ricorso promosso da una lavoratrice nei confronti delle due datrici di lavoro succedutesi nella gestione del medesimo appalto presso cui la stessa era addetta, ha dichiarato l’illegittimità della decurtazione della retribuzione subita dalla ricorrente e ha condannato le società a corrisponderle una somma complessiva pari ad € 20.000,00 ca. a titolo di differenze retributive.

Inoltre, il giudice ha dichiarato la nullità del licenziamento intimato alla lavoratrice, giacché connotato da natura ritorsiva; pertanto ha disposto la reintegrazione della ricorrente nel proprio posto di lavoro e ha condannato l’ultima datrice di lavoro a corrisponderle un’ulteriore somma liquidata in misura pari alle retribuzioni maturate medio tempore, dalla data del licenziamento dell’1.2.2018 e sino all’effettiva reintegra.

Procedendo con ordine, quanto alla prima questione affrontata dalla sentenza in commento e relativa alle somme rivendicate dalla lavoratrice a titolo di differenze retributive, il Tribunale ha accertato che la retribuzione percepita per il periodo ricompreso tra dicembre 2015 e febbraio 2018 era di gran lunga inferiore rispetto a quella stabilita in sede di contrattazione collettiva; pertanto, previo riconoscimento di un trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 c.c. intervenuto tra le società convenute, ha disposto la condanna di queste ultime, in solido tra loro, al pagamento delle differenze retributive spettanti alla lavoratrice in base all’applicazione del CCNL Telecomunicazioni e Multiservizi.

Inoltre, in ordine all’impugnazione del licenziamento intimato alla lavoratrice per presunto giustificato motivo oggettivo, il giudice ha rilevato l’insussistenza dello stesso, riconoscendo, al contrario, la natura ritorsiva connotante il recesso; infatti, all’esito dell’istruttoria testimoniale espletata, ha accertato la vessatorietà delle condotte – poi culminate nell’atto di recesso datoriale – cui la ricorrente era stata sottoposta ad opera della società convenuta dopo che la stessa si era rifiutata di sottoscrivere (l’ennesimo) verbale di conciliazione e rinuncia nei confronti dei precedenti datori di lavoro.

Pertanto, il Tribunale, nell’accogliere integralmente la tesi difensiva sostenuta dallo studio legale Salvagni, ha riconosciuto la nullità del recesso, condannando il datore di lavoro a reintegrare la dipendente e a corrisponderle una somma liquidata in misura pari alle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento dell’1.2.2018 e sino all’effettiva reintegra.

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