SAN CAMILLO FORLANINI. MEDICO CON CONTRATTI DI COLLABORAZIONI PROFESSIONALI FITTIZIE: RICONOSCIMENTO DELLA SUBORDINAZIONE IN QUALITÀ DI DIRIGENTE MEDICO STRUTTURATO E CONDANNA OSPEDALE ALLA CORRESPONSIONE DI 130.000,00 €

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Con sentenza del 16 ottobre 2018, il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, in accoglimento del ricorso proposto nei confronti dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini da un medico assistito dallo Studio legale Michelangelo Salvagni, ha riconosciuto la natura subordinata del rapporto di formale collaborazione professionale intercorso tra le parti e, pertanto, ha condannato l’ospedale al versamento in favore della ricorrente dei contributi previdenziali e assistenziali, nonché a corrisponderle la somma complessiva di € 130.000,00 a titolo di differenze retributive.

In particolare, la ricorrente, nel corpo del ricorso introduttivo, aveva dedotto che i contratti di collaborazione professionale e/o di lavoro occasionale sottoscritti con l’azienda ospedaliera nel periodo ricompreso tra il 2011 e il 2016, avrebbero mascherato, in realtà, un rapporto di lavoro subordinato, avendo la stessa svolto le mansioni di dirigente medico presso il reparto Ucri; pertanto, nell’impugnare i citati contratti, chiedeva la corresponsione delle differenze retributive e del TFR maturati, nonché il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a norma dell’art. 2126 c.c.

Con la sentenza in oggetto, il giudice del lavoro, dapprima ha rigettato l’eccezione di prescrizione sollevata in via preliminare dall’azienda convenuta, rilevando altresì la totale genericità delle contestazioni e della difesa approntata dall’ospedale, in quanto tali inidonee a sconfessare le pretese avanzate dalla lavoratrice.

Secondariamente, il Tribunale adito, ha accertato che la ricorrente, nel periodo ricompreso tra il 2011 e il 2016, aveva svolto in favore dell'azienda resistente prestazioni tipiche di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato; e infatti: all’esito di un’approfondita istruttoria testimoniale, è emerso che la dottoressa, nell’osservare un orario fisso e garantendo la propria disponibilità finanche nel fine settimana, aveva svolto le mansioni proprie dei dirigenti medici strutturati, avendo contribuito altresì alla gestione in prima persona del reparto, sotto la direzione del primario.

Pertanto, nell’accogliere la tesi difensiva sostenuta dallo studio legale Michelangelo Salvagni, il giudice del lavoro ha accolto le domande della lavoratrice, condannando l’ospedale resistente non soltanto a corrispondere alla ricorrente la somma complessiva di € 130.000,00 a titolo di differenze retributive e TFR, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali, ma anche al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti in ragione della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti.

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DIPENDENTE AMA S.P.A. RISARCITO PER OLTRE €. 500.000,00 PER L’ACCERTAMENTO DI MANSIONI SUPERIORI E DI UN SUCCESSIVO DEMANSIONAMENTO

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Con sentenza del 12 luglio 2018, n. 1585, il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, in accoglimento del ricorso promosso da un lavoratore nei confronti di Ama S.p.A., ha riconosciuto il diritto di quest’ultimo ad essere inquadrato nel 7° livello del CCNL di settore in ragione delle mansioni superiori svolte dallo stesso dal luglio 2003, condannando l’azienda datrice di lavoro al pagamento delle differenze retributive maturate medio tempore per un valore di oltre € 50.000,00.

 Inoltre, il giudice del Lavoro ha riconosciuto l’illegittimità del demansionamento subito dal dipendente a far data dal 2006 e, pertanto, ha condannato Ama S.p.A. a risarcire il danno arrecatogli, liquidandolo, per quanto attiene al danno professionale, nella misura pari ad € 450.000,00 e, per quanto concerne il danno morale, nella misura di € 25.000,00.

In particolare, il giudice capitolino, all’esito dell’istruttoria, ha accertato che le mansioni di project manager svolte dal ricorrente nel periodo ricompreso tra il 2003 e il 2006 e, successivamente, nel 2008 fossero riconducibili al 7° livello contrattuale e non al 6° livello di formale inquadramento del dipendente, giacché connotate da un tasso di tecnicità elevato ed esercitate in autonomia pressoché totale dal lavoratore.

Inoltre, il Tribunale ha accolto anche l’ulteriore domanda proposta dal ricorrente che, assistito dallo studio legale Salvagni, aveva dedotto di essere stato demansionato e lasciato totalmente in attivo per un periodo complessivo di quasi dieci anni, con l’eccezione di brevi periodi in cui era stato assegnat a compiti inferiori e del tuo estranei al pregresso ruolo di project manager e totalmente avulsi rispetto alla sua pregressa esperienza  lavorativa e capacità professionale acquisita. 

Il giudice del Lavoro, pertanto, ha ordinato all’azienda di assegnare il dipendente a mansioni riconducibili al superiore 7° livello di inquadramento contrattuale e di pagare le differenze retributive per il dovuto superiore inquadramento, nonché ha condannato Ama S.p.A. a risarcire sia il danno alla professionalità, quantificandolo, in via equitativa, per un ammontare complessivo di €. 450.000,00,  sia il danno morale, liquidandolo in €. 25,000,00.  

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COLGATE PALMOLIVE ITALIA S.r.l CONDANNATA A RIASSUMERE IL DIPENDENTE PER CONTRATTI DI SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE E CONDANNATA A RISARCIRE IL LAVORATORE PER OLTRE 130.000,00 €.

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Con sentenza del 5 luglio 2018, n. 708, il Tribunale di Latina, sezione Lavoro, in accoglimento del ricorso promosso da un lavoratore nei confronti Colgate Palmolive Italia S.r.l., ha dichiarato l’illegittimità del contratto di somministrazione intercorrente tra le parti, riconoscendo la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e condannando altresì l’azienda convenuta al pagamento di tutte le retribuzione maturate nelle more del giudizio, a far data, rispettivamente, da gennaio 2011, per una somma complessiva di oltre 130.000,00 €.

In particolare, il giudice del lavoro ha rilevato l’assoluta genericità della clausola contenuta nel contratto di somministrazione e, in quanto tale, inidonea a specificare le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che, ai sensi dell’art. 20, D.Lgs. n. 276/2003, devono necessariamente sussistere al fine di legittimare la scelta dell’imprenditore di avvalersi di prestazioni svolte da lavoratori somministrati a tempo determinato.

Pertanto, il Tribunale di Latina ha dichiarato l’illegittimità del contratto di somministrazione stipulato dall’azienda convenuta e, in applicazione dell’art. 27, D.Lgs. n. 276/2003 – allora applicabile alla fattispecie dedotta in giudizio – ha dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato intercorrente tra il ricorrente e la società resistente a far data dall’illegittima estromissione dello stesso dal proprio posto di lavoro.

Infine, il giudice del lavoro, da un lato, ha ordinato a Colgate Palmolive Italia S.r.l. di riammettere immediatamente in servizio il lavoratore e, dall’altro, ha condannato l’azienda medesima al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dallo stesso lavoratore dalla lettera di impugnativa dei contratti contenente anche la messa in mora (ovvero dal gennaio 2011) sino alla data della sentenza del 5 luglio 2018.

Anche in tale occasione, il Tribunale di Latina ha accolto integralmente la tesi difensiva sostenuta dallo studio legale Michelangelo Salvagni e ha ritenuto di non conformarsi all’indirizzo giurisprudenziale che, in ipotesi di somministrazione illegittima, applica la sanzione prevista all’art. 32, L. n. 183/2011, limitando il risarcimento del danno ad un massimo di 12 mensilità della retribuzione percepita dal lavoratore in costanza di rapporto; al contrario, il giudice ha condannato Colgate Palmolive Italia S.r.l. a corrispondere al lavoratore tutte le retribuzioni spettanti al lavoratore a far data dalla messa in mora, per una somma pari ad oltre € 130.000,00.

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IL TRIBUNALE DI LATINA CONDANNA EUROSPIN LAZIO S.P.A. A RIAMMETTERE IN SERVIZIO LA DIPENDENTE ASSUNTA CON CONTRATTI DI SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE E A RISARCIRLA PER OLTRE 130.000,00 €

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Il Tribunale di Latina, sez. Lav., con sentenza del 14 giugno 2018, n. 608, ha accolto il ricorso promosso da una lavoratrice nei confronti di Eurospin Lazio S.p.a. e, nel dichiarare l’illegittimità del contratto di somministrazione intercorrente tra le parti, ha riconosciuto la natura subordinata del relativo rapporto di lavoro; pertanto, ha condannato il datore di lavoro al pagamento di tutte le retribuzione maturate da novembre 2011, per un importo complessivo di oltre 130.000,00 €.

Nello specifico, il giudice ha rilevato l’estrema genericità della clausola del contratto di somministrazione apposta in violazione dell’art. 20, D.Lgs. n. 276/2003, il quale, al contrario, dispone che le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo debbano necessariamente essere specificate al fine di legittimare la scelta dell’imprenditore di avvalersi di prestazioni svolte da lavoratori somministrati a tempo determinato.

ll Tribunale di Latina, quindi, dapprima, ha dichiarato l’illegittimità del contratto di somministrazione stipulato dall’azienda resistente in violazione dell’art. 27, D.Lgs. n. 276/2003 – allora applicabile ratione temporis – e, conseguentemente, ha accertato la natura subordinata del rapporto di lavoro intercorrente tra le parti a far data dall’illegittima estromissione della lavoratrice dal proprio posto di lavoro.

In ultimo, il giudice pontino ha ordinato l’immediata riammissione in servizio della lavoratrice alle dipendenze di Eurospin Lazio S.p.a, condannando quest’ultimo al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dalla dipendente a far data dalla lettera di impugnativa e di messa in mora sino alla data della sentenza (ovvero da gennaio 2011 a luglio 2018).

In tal senso, il Tribunale di Latina, nell’accogliere la tesi difensiva sostenuta dallo studio legale Michelangelo Salvagni, ha disatteso quell’orientamento giurisprudenziale che, in ipotesi di somministrazione illegittima, ritiene l’applicabilità della sanzione prevista all’art. 32, L. n. 183/2011 e limitata al pagamento di un’indennità risarcitoria pari ad un massimo di 12 mensilità della retribuzione percepita dal lavoratore in costanza di rapporto; al contrario, il giudice ha condannato Eurospin Lazio S.p.a. al pagamento di tutte le retribuzioni spettanti alla lavoratrice a far data dalla messa in mora, per un ammontare complessivo pari ad oltre € 130.000,00.

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