RISARCIMENTO DEL DANNO PROFESSIONALE E MORALE DA DEQUALIFICAZIONE E ORDINE DI ADIBIZIONE A MANSIONI RICONDUCIBILI A LIVELLO DI APPARTENENZA: CONDANNA ESEMPLARE PER TELECOM ITALIA

Il Tribunale di Roma, con sentenza del 20 giugno 2017, ha condannato la Telecom Italia S.p.A. a risarcire una lavoratrice per una somma pari a 64.000 euro, ordinando inoltre alla società di adibire la dipendente a mansioni riconducibili al livello V di appartenenza.

La ricorrente, infatti, inquadrata contrattualmente al V livello del CCNL Telecomunicazioni, aveva iniziato un contenzioso contro il datore di lavoro volto ad ottenere l’accertamento della illegittimità della dequalificazione professionale subita per aver svolto mansioni inferiori dalla fine del 2012 in poi. ...

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LA CORTE D'APPELLO CONDANNA TELECOM: accertamento di mansioni superiori, illegittimità del trasferimento e dequalificazione

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 5390/2016, pubblicata il 16.12.2016, ha accertato che un dipendente Telecom, inquadrato formalmente nel livello IV del CCNL, durante il rapporto di lavoro aveva invece svolto mansioni superiori riferibili al V livello, condannando così la società al pagamento di tutte le differenze retributive per il passato e riconoscendo, peraltro, il diritto all’inquadramento nel V livello. La Corte d’Appello di Roma ha inoltre accertato che il lavoratore, successivamente al periodo in cui aveva svolto mansioni superiori, era stato illegittimamente trasferito ad altra sede di lavoro e, poi, adibito a mansioni inferiori non riferibili al livello di inquadramento né alla pregressa attività lavorativa. I giudici hanno quantificato il danno alla professionalità liquidandolo in misura pari al 60% della retribuzione mensile per tutto il periodo di dequalificazione, ossia 6 anni!

La vicenda, quindi, si sviluppa su due differenti periodi lavorativi del dipendente: il primo, precedente all’illegittimo trasferimento di sede, in cui egli ha svolto mansioni riferibili ad un livello contrattuale superiore a quello formalmente attribuito nel contratto (era, infatti, inquadrato nel IV, ma le mansioni erano di V) e, il secondo, successivo all’illegittimo trasferimento (giugno 2010), in cui il dipendente ha subito una grave dequalificazione professionale ampiamente dimostrata nel giudizio e conseguentemente riconosciuta dai giudici della Corte d’Appello.

Riguardo il riconoscimento del V livello, la Corte d’Appello di Roma ha considerato le prove testimoniali non soltanto molto attendibili, ma anche sufficientemente descrittive dell’attività del lavoratore così come da declaratoria del CCNL. In merito alla dequalificazione, dal giugno 2010 in poi, i giudici hanno accertato come le nuove mansioni svolte, poche peraltro, fossero semplice attività di data-entry, gestibile in circa due ore giornaliere, determinanti una forzosa inattività per la maggior parte della giornata lavorativa.

Discorso a parte merita invece la dichiarazione di illegittimità del trasferimento; ancora una volta, come da consolidata giurisprudenza, è stato ribadito dai giudici il principio per cui due sedi diverse site nel medesimo comprensorio non costituiscono un’unica sede di lavoro (o unità produttiva) solo perché rientranti nello stesso comune, come invece erroneamente sostenuto da Telecom nel corso dei giudizi. Pertanto, considerando quando esposto, la Corte d’Appello ha riconosciuto al dipendente un risarcimento del danno in misura della gravità della dequalificazione professionale subita, ammettendo, peraltro, la consulenza tecnica d’ufficio (demandando la questione ad un medico legale) al fine di accertare anche il danno biologico subito dal lavoratore.

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VICENDA AVIOINTERIORS: ancora due reintegri per violazione dei criteri di scelta nella procedura del licenziamento collettivo

Con le ordinanze del 22.06.2017, il Tribunale di Latina, Sezione Lavoro pronunciandosi sui ricorsi avverso i licenziamenti collettivi intimati da Aviointeriors S.p.A. nel 2014, ha condannato la Società alla reintegra nel posto di lavoro, nonché al pagamento della massima indennità risarcitoria (12 mensilità), per altri due lavoratori. Il giudice, infatti, ha ravvisato, anche in questi casi, la violazione dei criteri utilizzati per selezionare il personale da collocare in mobilità e ha annullato i licenziamenti. ...

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RISARCIMENTO DANNI DEMANSIONAMENTO: la Corte d'Appello di Roma condanna Invitalia S.p.a.

Con sentenza n. 4140, pubblicata il 02.01.2017, la Corte d’Appello di Roma ha condannato la società Invitalia S.p.A. a corrispondere in favore di un lavoratore dipendente un risarcimento del danno da dequalificazione professionale quantificato in una percentuale della retribuzione mensile moltiplicata per tutti i mesi nei quali il suddetto demansionamento è stato accertato.
In particolare, i Giudici hanno stabilito, anche in ragione dei testimoni escussi nel corso del giudizio, che il lavoratore per un prolungato e continuo periodo era stato adibito a mansioni inferiori rispetto al livello posseduto di quadro. Tale accertamento ha determinato il riconoscimento da parte della Corte d’Appello di un danno professionale. Quanto alla quantificazione del risarcimento di tale danno, tenuto conto che è principio consolidato che la prova del danno alla professionalità può essere fornita anche mediante presunzioni, i Giudici hanno osservato come la grave e persistente dequalificazione avesse cagionato al lavoratore una palese lesione della dignità professionale e dell’immagine, anche sociale, nonché serie difficoltà relazionali dovute alla perdita di autostima e all’inaridimento del bagaglio professionale. In particolare, quest’ultimo aspetto, relativo proprio alla diminuzione della professionalità posseduta dal lavoratore, ha determinato secondo i giudici anche una perdita di chance di ulteriore sviluppo professionale di carriera. Pertanto, in base alle suesposte considerazioni, la Corte d’Appello di Roma ha condannato la società a corrispondere, in via equitativa, una somma pari ad una percentuale della retribuzione mensile per ogni mese di accertata dequalificazione professionale.

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