LA PARITÀ RETRIBUTIVA DI GENERE: LUCI E OMBRE DELLA TRASPOSIZIONE ITALIANA

Il 22 settembre 2026 si è tenuta, in modalità webinar, la Tavola Rotonda organizzata da AGI Sezione Lazio e AGI Sezione Lombardia sul tema: 

La parità retributiva di genere: dalla direttiva UE 2023/970 al D.Lgs. 96/2026

È stata una importante occasione di confronto per comprendere l’effettiva portata della disciplina introdotta dalla Direttiva UE 2023/970 e misurarne la tenuta a seguito della trasposizione nel nostro ordinamento con il D.Lgs. 96/2026.

Il dibattito ha analizzato le prime e più urgenti questioni interpretative suscitate dalla novella legislativa: dalla complessa perimetrazione della nozione di retribuzione, all’esatta declinazione dei nuovi diritti informativi in capo al lavoratore, sino all’individuazione dei mezzi di tutela processuale predisposti dal diritto interno.

Nel corso della discussione, i relatori hanno evidenziato "luci e ombre" nella trasposizione delle disposizioni eurounitarie, facendo emergere posizioni divergenti in merito a quei pilastri del diritto dell’Unione che non sembrano aver trovato una perfetta e rigorosa aderenza nel testo del decreto nazionale.

In questo quadro di approfondimento si è inserito il mio intervento durante il quale ho esaminato l’impianto dei mezzi di tutela e della loro applicazione, misurando la trasposizione della direttiva in Italia sul rigoroso paradigma della reale effettività della lotta alle discriminazioni retributive. 

Ho così inteso evidenziare dogmaticamente la fallacia di un recepimento nazionale che, introducendo limitazioni sostanziali, rischia di depotenziare la ratio stessa della norma europea.

Il vivace confronto dottrinale di queste settimane dovrà ora inevitabilmente attendere il vaglio della giurisprudenza di merito. 

Solo le prime pronunce consentiranno di comprendere se, e in che misura, le disposizioni del D.Lgs. 96/2026 garantiranno quell’effetto utile fortemente voluto dal legislatore comunitario, oppure se richiederanno forzature interpretative per non svuotare di senso la tutela antidiscriminatoria.