CASI STUDIO PUBBLICATI

In questa sezione sono pubblicate alcune sentenze pronunciate a favore dei nostri assistiti che, in ragione della loro specificità e novità, hanno avuto una diffusione nazionale e, pertanto, sono state oggetto di articoli e approfondimenti.

Accade infatti spesso che le cause patrocinate dal nostro studio abbiano una rilevanza tale da essere commentate dalla dottrina e pubblicate in varie Riviste specializzate in diritto del lavoro, in siti di settore e blog giuridici proprio in ragione di alcuni fondamentali requisiti che caratterizzano i nostri casi: particolarità della vicenda trattata, che spesso non ha specifici precedenti giudiziari, e importanza della soluzione adottata nelle sentenze che nelle loro motivazioni hanno sviluppato e accolto le tesi difensive prospettate dallo Studio Legale Salvagni.



ALITALIA CONDANNATA A RIASSUMERE LA LAVORATRICE: LA PROROGA NEL CONTRATTO A TERMINE E' LEGITTIMA SOLO OVE SIA STATO MANIFESTATO IL CONSENSO PER ISCRITTO

Causa patrocinata dallo Studio legale Salvagni

Sentenza segnalata su WikiLabour.it

Il Tribunale di Civitavecchia, con sentenza del 1 aprile 2021, ha accolto il ricorso promosso da una lavoratrice nei confronti di Alitalia – Società Aerea Italiana S.p.A. in Amministrazione Straordinaria dichiarando, in applicazione dell’art. 22, co. 2 del D.Lgs. n. 81/2015, costituito tra le parti un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Nel caso di specie, alla scadenza del contratto a termine stipulato con la convenuta, il rapporto di lavoro della ricorrente era di fatto proseguito per oltre tre mesi, senza che la medesima avesse sottoscritto qualsivoglia documento (rectius proroga) idoneo a legittimarne la prosecuzione oltre il termine inizialmente pattuito.

Secondo la difesa aziendale, posto che la forma scritta ad substantiam è richiesta dalla legge solo per l’apposizione del termine di durata del rapporto di lavoro e non anche per la relativa proroga, il consenso della lavoratrice alla stessa avrebbe dovuto ritenersi manifestato per facta concludentia, ravvisabili nella prosecuzione dell’attività lavorativa da parte della medesima senza alcuna manifestazione di dissenso.

Il Giudice del lavoro ha respinto le deduzioni datoriali e, in accoglimento della prospettazione offerta dallo studio Salvagni, ha rilevato come, in assenza di forma scritta, la prosecuzione dell’attività lavorativa dimostri esclusivamente che la lavoratrice ha prestato il consenso alla continuazione del rapporto oltre la scadenza del termine ma non anche alla proroga del contratto a tempo determinato, con conseguente applicazione del meccanismo sanzionatorio di cui al citato art. 22, co. 2 del D.Lgs. n. 81/2015.

Il Tribunale ha, quindi, condannato Alitalia alla riammissione in servizio della dipendente e, stante la sottoposizione della società alla procedura di amministrazione straordinaria, dichiarato il diritto della medesima ad un’indennità risarcitoria pari a 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

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TRASFERIMENTO TELECOM: LA CASSAZIONE CONFERMA CHE LO SPOSTAMENTO DEL LAVORATORE TRA DUE SEDI SITE NELLO STESSO COMUNE (ROMA), CONFIGURA UN TRASFERIMENTO EX ART. 2103 C.C.

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

La Suprema Corte, con ordinanza del 08.02.2021, ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva dichiarato l’illegittimità del trasferimento di un lavoratore dipendente di Telecom Italia S.p.A. fruitore dei benefici ex L. 104/92.

La Corte di Cassazione, innanzitutto, in accoglimento della tesi difensiva dello Studio Salvagni, ha statuito in merito alla infondatezza dell’interpretazione prospettata dalla Società Telecom con riferimento all’art. 25, co. 5, del CCNL delle Telecomunicazioni, secondo cui le disposizioni del trasferimento non si applicherebbero in caso di spostamento nel medesimo comprensorio (nel caso, il comune di Roma). Ed infatti, secondo la Suprema Corte, i giudici di Appello hanno correttamente deciso laddove hanno escluso che le disposizioni del contratto Collettivo possano introdurre eccezioni alle tutele apprestate da norme inderogabili, quali l’art. 2103 c.c. e l’art. 33 L. 104/92, secondo cui il lavoratore che assiste il familiare disabile non può essere trasferito senza consenso.

La Suprema Corte, pertanto, dopo aver proceduto alla disamina delle norme nazionali e sovranazionali (Carta di Nizza), nonché richiamati i precedenti della stessa Corte di legittimità (privi di contrasto sul punto), ha stabilito che la Corte di Appello, correttamente, aveva dichiarato l’illegittimità del trasferimento in applicazione delle suddette norme e in conformità ai principi ribaditi dalla stessa Cassazione, anche laddove aveva rivenuto la configurabilità di un illegittimo trasferimento per violazione dell’art. 33, co. 5, L. 104/92, anche nell’ipotesi in cui lo spostamento venga attuato nell’ambito della stessa unità produttiva.

Quanto sopra, evidenzia come la tesi difensiva avanzata dall’Avv. Salvagni in numerosi ricorsi patrocinati dall’omonimo studio, continui ad essere accolta tanto in primo grado, quanto nei successivi gradi di giudizio ma, soprattutto, confermata dalla Core di Cassazione.

Articolo su Rassegna di Diritto del Lavoro:

https://www.rassegnadirittolavoro.it/sentenza_commentata/cass-n-2969-2021-trasferimento-assistenza-di-familiare-disabile-sullonere-probatorio-datoriale/

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LO STUDIO SALVAGNI VINCE LE CAUSE CONTRO COMDATA E IL TRIBUNALE DI ROMA REINTEGRA I LAVORATORI IN SERVIZIO NEI CALL CENTER

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

La società Comdata S.p.A., nota azienda che si occupa di servizi call center e che vanta alle proprie dipendenze circa 7000 lavoratori, con unoperazione del tutto illegittima e, utilizzando in modo anomalo la cd clausola sociale in materia di cambio appalto, ha cercato di cedere i propri dipendenti addetti alla commessa ALD (ben 56) ad una società subentrante, neocostituita ed avente un capitale sociale di appena 10 mila euro!

Sentenza segnalata su WikiLabour.it: https://www.wikilabour.it/GetFile.aspx?File=%2fAAA_Segnalazioni%2f2020%2fMerito%2f20200515_Trib-Roma.pdf

Articolo su CSDN Roma: http://www.csdnroma.it/successione-negli-appalti-di-call-center-non-sussiste-lobbligo-di-accettare-lassunzione-presso-il-nuovo-appaltatore-e-il-lavoratore-puo-sempre-impugnare-il-recesso-tribunale-di-roma-o/

Articolo su ADNKronos: https://www.adnkronos.com/lavoro/dati/2020/05/27/call-center-comdata-perde-causa-cambio-appalto-lavoratori-reintegrati_6P6cwurNFpm48CegFz4cjM.html?refresh_ce


Per timore di perdere il posto di lavoro, purtroppo, molti dipendenti della commessa ALD di Comdata (40 lavoratori), anche in ragione del fatto che non vi erano precedenti giurisprudenziali in materia, si sono visti costretti ad accettare il passaggio alla società subentrante, con perdita di diritti e tutele, come lanzianità di servizio e la stabilità reale ex art. 18, rinunciando allaspettativa di restare in una società solida con maggiori garanzie occupazionali.

Lavv. Michelangelo Salvagni, che ha patrocinato le cause dei dipendenti Comdata che si sono rifiutati di passare alle dipendenze della società subentrante e, quindi, illegittimamente licenziati, afferma che: lordinanza del Tribunale di Roma  ristabilisce i diritti dei lavoratori dei call center e restituisce loro dignità e rappresenta un monito per le aziende che in futuro cercheranno di applicare in modo distorto lo strumento della clausola sociale, tentando di liberarsi senza costi dei propri lavoratori.

Il Tribunale di Roma, correttamente, ha ritenuto non potersi applicare nella vicenda in esame la clausola sociale affermando che: tale disposizione non possa interpretarsi nel senso, prospettato dalla convenuta, di una successione ex lege, automatica, nel contratto di lavoro in essere. La successione ex lege, determinando una prosecuzione del rapporto di lavoro, comporta ex sè il mantenimento dell’anzianità pregressa e dei diritti che derivano dal contratto  ... come correttamente affermato dalla difesa dei ricorrenti, la clausola sociale - attuazione del disposto normativo richiamato - va interpretata come maggior tutela concessa ai lavoratori interessati da un cambio di appalto, e non come esonero dellimprenditore dal rischio di impresa.

Il Giudice del Lavoro, pertanto, ha dichiarato illegittimo il licenziamento collettivo a cui erano stati sottoposti i lavoratori che si erano rifiutati di passare alle dipendenze della società subentrante e ha disposto in loro favore la reintegra in servizio, oltre ad un risarcimento pari a 10 mensilità di retribuzione globale di fatto.

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TRIBUNALE DI ROMA: IL PROVVEDIMENTO DI CAMBIO RUOLO ADOTTATO DALLA SOCIETA’ MANPOWER NEI CONFRONTI DI UNA LAVORATRICE MADRE MASCHERA, IN REALTA’, UN ILLEGITTIMO TRASFERIMENTO DI SEDE

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

ADNKronos >> Mamma lavoratrice trasferita nonostante no Tribunale, la denuncia

Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 02.09.2019, in accoglimento del reclamo promosso da una lavoratrice nei confronti di Manpower S.r.l., ha qualificato come trasferimento il provvedimento di fittizio cambio di ruolo disposto dalla società, con il quale la stessa aveva spostato la reclamante da oltre 5 mesi presso la filiale di Roma, senza peraltro qualificarlo né come trasferimento, né come trasferta. I giudici romani hanno, quindi, dichiarato l’illegittimità del trasferimento, ordinando alla società la riammissione della lavoratrice presso la sede di lavoro di provenienza, sita a Frosinone.

Nel caso di specie, la lavoratrice, madre di una bimba di appena 4 anni, stabilmente adibita alla sede aziendale di Frosinone sin dal 2015, veniva convocata dalla società che le prospettava una possibile risoluzione del rapporto di lavoro per dimissioni della stessa o, in alternativa, un trasferimento della propria sede lavorativa. Si evidenzia che gli stessi sindacati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale segnalavano, con numerosi comunicati, l’illegittima condotta della società che, per ridurre il personale, convocava i dipendenti prospettandogli un presunto scarso rendimento al fine di indurli alle dimissioni. 

Al rifiuto della lavoratrice di aderire ad ambedue le soluzioni prospettatele, la società, in modo strumentale e con intento ritorsivo, dapprima, la esautorava delle mansioni svolte e del ruolo ricoperto sino a quel momento e, successivamente, disponeva con provvedimento scritto un presunto e fittizio cambio di ruolo che, quantomeno nelle intenzioni dichiarate dalla società per iscritto, non avrebbe dovuto comportare un trasferimento della lavoratrice presso la sede romana, ma solo l’eventualità che la stessa potesse recarvisi sporadicamente previa indicazione dei propri responsabili.

In realtà, a decorrere dal mese di marzo e per circa 6 mesi, la lavoratrice è stata costretta a recarsi giornalmente presso la sede di Roma-Labicana, ove era stabilmente adibita in via esclusiva e continuativa, assentandosi da casa per l’intera giornata lavorativa, dovendo uscire tutte le mattine alle 6:00 e farvi rientro in tarda serata, non prima delle ore 20:00, con grave compromissione della propria funzione genitoriale.

Il trasferimento, inoltre, aveva determinato anche un significativo pregiudizio economico a carico della lavoratrice che, già intestataria di un mutuo per la residenza familiare di Frosinone, ha dovuto sostenere elevati costi di mantenimento di una baby sitter che potesse prendersi cura della figlia per l’intera giornata, nonché le spese di viaggio, peraltro mai rimborsatele dalla società, ciò determinando il sostanziale azzeramento della retribuzione mensile percepita.

Il Tribunale di Roma, accogliendo in totola tesi difensiva della lavoratrice ha qualificato il provvedimento datoriale come trasferimento e ne ha dichiarato l’illegittimità in quanto sprovvisto dei necessari presupposti di legge.

I giudici capitolini, in merito, hanno rilevato che la società non ha provato in giudizio, neppure documentalmente, la sussistenza di tali presupposti, né la ragione per la quale il mutamento definitivo della sede lavorativa della lavoratrice si sarebbe reso necessario.

Il Collegio, infine, ha ravvisato la sussistenza di un imminente pregiudizio grave ed irreparabile alla funzione genitoriale della lavoratrice che, a seguito del trasferimento, era di fatto impossibilitata a svolgere compiutamente il proprio ruolo di madre di una bimba di soli 4 anni, qualificato come diritto personalissimo e costituzionalmente tutelato in alcun modo comprimibile.

I Giudici del lavoro hanno, quindi, condannato Manpower S.r.l. alla riammissione della dipendente presso la sede di Frosinone.

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