ILLEGITTIMO DISTACCO DI UN LAVORATORE DA LOTTOMATICA HOLDING S.R.L. A LOTTOMATICA S.R.L. E ILLEGITTIMO IL SUO DEMANSIONAMENTO: CONDANNA DELLA CORTE D'APPELLO DI ROMA

Un lavoratore, in forza presso la società Lottomatica S.p.A. (ora incorporata in Lottomatica Holding S.r.l.), inquadrato nel 6° livello del CCNL Metalmeccanici, si rivolgeva allo Studio Legale Salvagni per far accertare sia l’illegittimità del distacco del proprio rapporto di lavoro presso la società Lottomatica Scommesse S.r.l. sia la dequalificazione professionale subita presso quest’ultima.

 

In particolare, il dipendente, affermava di essere inquadrato nel 6° livello del CCNL di settore e di aver sempre svolto, presso la distaccante Lottomatica S.p.A., rilevanti funzioni direttive e specialistiche e, da ultimo, adibito al ruolo di amministratore di sistema.

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LA CORTE D'APPELLO DI ROMA DICHIARA L’ILLEGITTIMITÀ DEL TRASFERIMENTO E ACCERTA IL DEMANSIONAMENTO SUBITO DA UN LAVORATORE TELECOM ADIBITO AL SETTORE ASA

La Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 29.09.2020, riformando la sentenza del Tribunale di Roma, ha dichiarato l’illegittimità del trasferimento di lavoratore dipendente di Telecom Italia S.p.A., e fruitore dei benefici ex L. 104/92, presso il settore ASA, accertando altresì il demansionamento subito dal medesimo.

La Corte di Appello ha innanzitutto accertato l’illegittimità del trasferimento al settore ASA. In particolare, secondo la Corte di appello, il trasferimento è stato disposto in violazione dell'art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, poiché il relativo divieto opera ogni volta che muti definitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione, anche nell'ambito della medesima unità produttiva che comprenda uffici dislocati in luoghi diversi, senza che possa rilevare gli accordi collettivi che dettano una definizione di sede di lavoro ricomprendendovi l’intero territorio comunale e neppure la distanza della nuova sede di lavoro rispetto all’abitazione del lavoratore, atteso che l’unico dato rilevante a livello legislativo è il consenso al trasferimento del lavoratore titolare dei benefici.

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IL TRIBUNALE DI LATINA REINTEGRA DUE LAVORATORI PRESSO DRS, SOCIETA’ DI SERVIZI PER ALGIDA, FINDUS E UNILEVER

Il Tribunale di Latina, accogliendo in pieno la prospettazione dello studio Salvagni, ha reintegrato due lavoratori che erano stati licenziati a seguito di una procedura di mobilità, condannando altresì la società a corrispondere in favore dei medesimi un risarcimento pari a 12 mensilità.

La vicenda trae le mosse da un licenziamento collettivo che avrebbe dovuto interessare nove dipendenti della società DRS – Depositi Regionali Surgelati S.p.a., realtà economica che opera nel settore della logistica, dello stoccaggio e della movimentazione di alimenti surgelati per note aziende e/o gruppi di imprese internazionali, tra cui Findus e Unilever.

I lavoratori coinvolti nella procedura di mobilità venivano successivamente ridotti da 9 a 4 e, tuttavia, la società, in modo strumentale, intimava il recesso sia ai sensi della legge n. 223/1991 e, quindi, qualificandolo come licenziamento collettivo, sia, in subordine, quale licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, individuando peraltro le stesse ragioni poste a fondamento della procedura di mobilità. I ricorrenti eccepivano, quindi, che non fosse possibile, né ammissibile, intimare un licenziamento per motivo oggettivo per soppressione del posto di lavoro una volta che fosse stata aperta la procedura di mobilità.

Tale operazione, infatti, vìola i principi e le garanzie apprestate dalla legge n. 223/1991, normativa di carattere imperativo che prevede il coinvolgimento del sindacato il quale può verificare la correttezza dei criteri indicati per procedere alla selezione dei lavoratori da licenziare.

Il giudice, aderendo alla tesi dello studio Salvagni, ha dichiarato illegittimo il licenziamento in quanto irrogato in violazione dei criteri di scelta, rilevando altresì che, una volta avviata la procedura di mobilità e intimato il licenziamento come collettivo, non è consentito al datore di lavoro tornare sui propri passi e utilizzare in maniera strumentale le stesse ragioni per licenziare i lavoratori anche per giustificato motivo oggettivo, ossia per ragioni economiche.

Tale provvedimento risulta di particolare interesse in quanto, ancora una volta, pone un argine a condotte e procedure scorrette, attuate in frode alla legge da parte di società che tentano di aggirare norme imperative per sbarazzarsi facilmente di lavoratori utilizzando, a piacimento e in modo abusivo, ragioni diverse da quelle inizialmente addotte a sostegno del recesso collettivo.

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RICONOSCIMENTO QUALIFICA DIRIGENZIALE E SUCCESSIVO DEMANSIONAMENTO (INATTIVITA’): TELECOM CONDANNATA A CORRISPONDERE LE DIFFERENZE RETRIBUTIVE E A RISARCIRE IL DANNO PROFESSIONALE E MORALE PER UN TOTALE DI CIRCA 500 MILA EURO

Il lavoratore, nella vicenda in questione, proponendo ricorso al Tribunale di Roma, ha dedotto di essere formalmente inquadrato nel livello 7 Quadro del CCNL Telecomunicazioni pur avendo svolto, per un lungo periodo (10 anni), mansioni superiori corrispondenti a quelle di dirigente.

Il dipendente ha affermato, inoltre, di aver subito un grave demansionamento in quanto, inizialmente, assegnato a mansioni inferiori riferibili a 4 livelli al di sotto della qualifica dirigenziale e, comunque, di quella di appartenenza e, in seguito, relegato in una condizione di sostanziale inattività, rimanendo il medesimo privo di un reale ruolo e mansioni.

Il Tribunale di Roma, con sentenza pubblicata il 9/6/2020, ha primariamente accertato il diritto del lavoratore al superiore inquadramento dirigenziale, condannando il datore a versare le differenze retributive maturate, a ricostruire la carriera lavorativa in base alla qualifica di spettanza, nonché a corrispondere i premi MBO e a ricalcolare il TFR. ...

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