IL TRIBUNALE DI LATINA REINTEGRA DUE LAVORATORI PRESSO DRS, SOCIETA’ DI SERVIZI PER ALGIDA, FINDUS E UNILEVER

Il Tribunale di Latina, accogliendo in pieno la prospettazione dello studio Salvagni, ha reintegrato due lavoratori che erano stati licenziati a seguito di una procedura di mobilità, condannando altresì la società a corrispondere in favore dei medesimi un risarcimento pari a 12 mensilità.

La vicenda trae le mosse da un licenziamento collettivo che avrebbe dovuto interessare nove dipendenti della società DRS – Depositi Regionali Surgelati S.p.a., realtà economica che opera nel settore della logistica, dello stoccaggio e della movimentazione di alimenti surgelati per note aziende e/o gruppi di imprese internazionali, tra cui Findus e Unilever.

I lavoratori coinvolti nella procedura di mobilità venivano successivamente ridotti da 9 a 4 e, tuttavia, la società, in modo strumentale, intimava il recesso sia ai sensi della legge n. 223/1991 e, quindi, qualificandolo come licenziamento collettivo, sia, in subordine, quale licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, individuando peraltro le stesse ragioni poste a fondamento della procedura di mobilità. I ricorrenti eccepivano, quindi, che non fosse possibile, né ammissibile, intimare un licenziamento per motivo oggettivo per soppressione del posto di lavoro una volta che fosse stata aperta la procedura di mobilità.

Tale operazione, infatti, vìola i principi e le garanzie apprestate dalla legge n. 223/1991, normativa di carattere imperativo che prevede il coinvolgimento del sindacato il quale può verificare la correttezza dei criteri indicati per procedere alla selezione dei lavoratori da licenziare.

Il giudice, aderendo alla tesi dello studio Salvagni, ha dichiarato illegittimo il licenziamento in quanto irrogato in violazione dei criteri di scelta, rilevando altresì che, una volta avviata la procedura di mobilità e intimato il licenziamento come collettivo, non è consentito al datore di lavoro tornare sui propri passi e utilizzare in maniera strumentale le stesse ragioni per licenziare i lavoratori anche per giustificato motivo oggettivo, ossia per ragioni economiche.

Tale provvedimento risulta di particolare interesse in quanto, ancora una volta, pone un argine a condotte e procedure scorrette, attuate in frode alla legge da parte di società che tentano di aggirare norme imperative per sbarazzarsi facilmente di lavoratori utilizzando, a piacimento e in modo abusivo, ragioni diverse da quelle inizialmente addotte a sostegno del recesso collettivo.

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RICONOSCIMENTO QUALIFICA DIRIGENZIALE E SUCCESSIVO DEMANSIONAMENTO (INATTIVITA’): TELECOM CONDANNATA A CORRISPONDERE LE DIFFERENZE RETRIBUTIVE E A RISARCIRE IL DANNO PROFESSIONALE E MORALE PER UN TOTALE DI CIRCA 500 MILA EURO

Il lavoratore, nella vicenda in questione, proponendo ricorso al Tribunale di Roma, ha dedotto di essere formalmente inquadrato nel livello 7 Quadro del CCNL Telecomunicazioni pur avendo svolto, per un lungo periodo (10 anni), mansioni superiori corrispondenti a quelle di dirigente.

Il dipendente ha affermato, inoltre, di aver subito un grave demansionamento in quanto, inizialmente, assegnato a mansioni inferiori riferibili a 4 livelli al di sotto della qualifica dirigenziale e, comunque, di quella di appartenenza e, in seguito, relegato in una condizione di sostanziale inattività, rimanendo il medesimo privo di un reale ruolo e mansioni.

Il Tribunale di Roma, con sentenza pubblicata il 9/6/2020, ha primariamente accertato il diritto del lavoratore al superiore inquadramento dirigenziale, condannando il datore a versare le differenze retributive maturate, a ricostruire la carriera lavorativa in base alla qualifica di spettanza, nonché a corrispondere i premi MBO e a ricalcolare il TFR. ...

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TELECOM CONDANNATA: Il Tribunale di Roma dichiara illegittimo il trasferimento anche tra due sedi nello stesso comune e accerta il demansionamento subito da due dipendenti nei settori Telecom Gestione Olo e Credit Management

Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni

Il Tribunale di Roma, con due sentenze molto importanti del 03.06.2020, ha dichiarato l’illegittimità del trasferimento, poiché disposto dalla Telecom in violazione dell’art. 2103 c.c., riconfermando, ancora una volta, la natura di trasferimento del provvedimento datoriale di spostamento del lavoratore effettuato tra due diverse sedi di lavoro presso il medesimo Comune di Roma. ...

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Lo studio Salvagni vince le cause contro COMDATA e il Tribunale di Roma reintegra i lavoratori in servizio nei “call center”.

La società Comdata S.p.A., nota azienda che si occupa di servizi call center e che vanta alle proprie dipendenze circa 7000 lavoratori, con unoperazione del tutto illegittima e, utilizzando in modo anomalo la cd clausola sociale in materia di cambio appalto, ha cercato di cedere i propri dipendenti addetti alla commessa ALD (ben 56) ad una società subentrante, neocostituita ed avente un capitale sociale di appena 10 mila euro!

Sentenza segnalata su WikiLabour.it: https://www.wikilabour.it/GetFile.aspx?File=%2fAAA_Segnalazioni%2f2020%2fMerito%2f20200515_Trib-Roma.pdf

Articolo su CSDN Roma: http://www.csdnroma.it/successione-negli-appalti-di-call-center-non-sussiste-lobbligo-di-accettare-lassunzione-presso-il-nuovo-appaltatore-e-il-lavoratore-puo-sempre-impugnare-il-recesso-tribunale-di-roma-o/

Articolo su ADNKronos: https://www.adnkronos.com/lavoro/dati/2020/05/27/call-center-comdata-perde-causa-cambio-appalto-lavoratori-reintegrati_6P6cwurNFpm48CegFz4cjM.html?refresh_ce

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